Impianti di deodorizzazione per olio industriale: caratteristiche e funzionamento

Un impianto di deodorizzazione è un sistema preposto a deodorizzare l’olio alimentare, ovvero a farne sparire l’odore. 

L’olio di palma, quello di oliva, oppure anche l’olio di semi di mais o lino presentano un odore pungente, dovuto all’ossidazione e alla naturale fermentazione microbica, tanto fastidioso che li renderebbe invendibili sul mercato alimentare, dal momento che nessuno li aggiungerebbe al proprio cibo o ai preparati da portare in tavola.

Affinché l’olio sia trattabile sul mercato, è necessario fare evaporare le componenti responsabili della produzione di tale odore, prima di proporlo in vendita.

La deodorizzazione nella produzione di olio alimentare

Un impianto di deodorizzazione non è un macchinario a sé stante, da riporre in un angolo in laboratorio e mettere in funzione soltanto prima di inviare l’olio sul mercato, per metterlo in vendita. Si tratta di un elemento inserito nella catena di produzione ed è parte del ciclo di spremitura e macinazione dei semi necessario per trarne il liquido che insaporirà i nostri piatti.

Chiunque desideri produrre olio alimentare in oleificio deve munirsi di tutti gli impianti meccanici a ciclo continuo che occorrono per la trasformazione. 

  • La tramoggia riceve le olive o gli altri semi di partenza.
  • Il defogliatore le ripulisce di foglie e rami.
  • La lavatrice pulisce a fondo gli ingredienti con acqua.
  • Il frangitore, che può essere a dischi o a martelli, trasforma i semi in una pasta densa.
  • La gramolatrice rimescola questo primo sottoprodotto a freddo, per riavvicinare le gocce d’olio tra loro.
  • Il decanter a centrifuga orizzontale separa la cosiddetta sansa, la parte solida, da quella liquida.
  • Il separatore verticale divide l’olio dall’acqua di vegetazione residua.
  • Dei robusti serbatoi in acciaio inox conservano il liquido al riparo dalla luce e dall’aria, che lo rovinerebbero.

Tra questi ultimi due passaggi avviene la deodorizzazione. Il passaggio è integrato nella produzione, anche se a volte i piccoli proprietari di frantoio non sono a conoscenza della necessità di questa fase, che è invece ben nota alle grandi imprese produttrici di olio alimentare. L’odore, naturalmente, è tanto più forte e presente quanto maggiore è la quantità di olio prodotta e stipata.

Come funziona un impianto di deodorizzazione di olio alimentare

Allo stato tecnologico attuale, un deodorizzatore funziona in due possibili modi.

  • A olio diatermico. Secondo una soluzione obsoleta, ma ancora molto diffusa, si può sfruttare questo sistema, che ha il problema di soffrire di un troppo elevato degrado chimico-fisico.
  • A vapore. Alternativa migliore e senza gli stessi possibili strascichi, alimentata da una sostanza allo stato gassoso che evapora assieme al cattivo odore .

Vediamo quali siano le differenze tra le due alimentazioni di un deodorizzatore per olio.

Deodorizzazione a olio diatermico

L’olio diatermico trasferisce energia termica, dunque calore, all’interno di impianti civili oppure industriali. Deve il suo nome alla semplicità con cui può raggiungere temperature fino a 200 gradi centigradi.

L’elevata temperatura consente di far evaporare i microbi responsabili dell’irrancidimento e, di conseguenza, del pessimo odore, senza inficiare il percorso dell’olio nel processo produttivo che va dalla spremitura fino all’imbottigliamento. 

L’olio diatermico contiene al suo interno idrocarburi policiclici aromatici e altre sostanze petrolifere non edibili, oltre che cancerogene. Per quanto riguarda il settore alimentare, è obbligatorio utilizzare un diatermico raffinato, con apposita certificazione food grade che attesti la riduzione dei rischi tossicologici in caso di contaminazione. Durante il processo di deodorizzazione, il fluido non entra mai in contatto con l’olio alimentare, ma sussiste comunque un rischio di perdite. In tal caso, il lotto di olio non può raggiungere gli scaffali dei supermercati e va ritirato dal mercato, qualora lo avesse già raggiunto, come parte della prassi europea di allerta sanitaria.

Deodorizzazione a vapore

Il metodo di deodorizzazione a vapore è reso possibile grazie a una caldaia costruita appositamente allo scopo di mettere in moto questo sistema. Per esempio, la GMT-HP realizzata da Garioni Naval, capace di fornire vapore ad alta pressione (HP sta proprio per high pressure) che fluisce nell’impianto e, grazie alla sua temperatura elevata, tra i 150 e i 200 gradi centigradi fa evaporare il componente e sparire l’odore, senza impattare sul prodotto alimentare finale.

Perché prediligere il vapore

La tecnologia che sta alla base dei sistemi a vapore è nota e diffusa ormai da circa 20 anni. Nonostante i vantaggi legati al fatto che non si utilizzi mai un liquido potenzialmente contaminante come l’olio diatermico, però, sono ancora molti gli impianti a olio impiegati sul territorio italiano. 

Numerosi frantoi e stabilimenti produttivi non hanno portato a termine l’aggiornamento per via dei costi che l’operazione comporta. Si tratta infatti di installare almeno un generatore di vapore di potenza elevata, in grado di lavorare fino a 200 gradi e dotato di scambiatore oppure reattore, oltre a circa 10 metri di tubi di elevata qualità per la veicolazione del calore prodotto. A fronte di una simile spesa, si preferisce molto spesso restare con l’alimentazione diatermica.

Garioni Naval produce caldaie per impianti di questo tipo, a circolazione naturale, ovvero che sfruttano i moti convettivi dell’acqua al fine di riscaldare i liquidi senza impiegare pompe elettriche. Questi sistemi di riscaldamento sono piuttosto avanzati dal punto di vista meccanico e vi sono soltanto tre aziende, nel mondo, che possiedono l’expertise necessaria per realizzarli. I competitor si contano su una sola mano.

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